Liceo Scientifico Statale
"E. Fermi" - Bologna

Sei in: Progetti e Attività > Concorso "Le ali dell'Ippogrifo"

L'ora del tè
di Giulia Bardasi, II L

La signora Pibody si fermò ad osservare il grande orologio a pendolo appeso alla parete del soggiorno, interrompendo per un attimo lo scorrere dei suoi pensieri: era l'ora del tè e, da brava padrona di casa, era suo dovere offrirlo ai suoi due ospiti. Dovrebbe esserci tutto: il vassoio con le tazze buone è già sul tavolo, zucchero e biscotti anche... sì, c'è proprio tutto.
Che vuoto, e che buio in questa casa! Un fantasma ci verrebbe volentieri ad abitare. Adesso capisco cosa intendeva mamma quando ha detto che, da quando è morto il prozio... come si chiamava...?! non me lo ricordo proprio..., comunque da allora la zia si è rinchiusa in se stessa ancora più di quanto non lo fosse già. Devono essere parecchi anni che esce solo per fare la spesa e, di tanto in tanto, per andare dal dottore. Lizzie scendeva pigramente le scale osservando distrattamente il muro, dove quadri di gusto discutibile nascondevano le parti mancanti di carta da parati. Ma perché hanno mandato proprio me?! Non l'avevo mai incontrata prima, ma se dicono che le farà bene vedermi...allora...; secondo me è solo una perdita di tempo e lo sanno anche loro: scommetto che pensano solo all'eredità. In ogni caso, alla fine, io ci ho guadagnato quattro giorni in compagnia di una vecchia all'antica, che mi guarda come fossi una marziana, e di un ragioniere che potrebbe essere suo nipote, ma sembra più vecchio di lei. E come ha russato ieri notte! L'avrei strozzato!...
"Oh, grazie zia per aver preparato la merenda!"...Preferivo rimanere in camera a studiare quel nuovo spartito, accidenti!
"E' un piacere per me" rispose l'anziana signora con un'impercettibile smorfia. - Queste nuove generazioni non hanno più rispetto per nessuno! Poteva almeno vestirsi come una buona cristiana...ma già, che stupida: nemmeno va in chiesa! Però neanche i genitori sono più quelli di una volta: ai miei tempi non si girava con l'ombelico scoperto e truccate così spudoratamente, se non si volevano attirare botte e punizioni...e quell'orecchino al naso!- Nel frattempo il ragionier Andersen aveva raggiunto le due donne, aveva posato a terra la sua borsa e si era accomodato sulla sedia vuota, osservando Lizzie con la coda dell'occhio.
Bella ragazza! Ha un viso allegro e spensierato e guardarla mette il buonumore. Non ha neanche bisogno di legarsi i capelli in modo strano: scompigliati così le stanno benissimo. Peccato per tutto il trucco che si è messa: sembra proprio una ragazzina inesperta, ma si veste in un modo molto simpatico.- Artur sapeva apprezzare la bellezza femminile: peccato che la stessa cosa non facessero le donne con lui! Chissà perché passavano il tempo ad ammirare ragazzi affascinanti ma disoccupati e pigri, mentre per lui, occupato e ben retribuito, non avevano mai sprecato uno sguardo?! Non lo capiva proprio!
"E' proprio un tipo strano!" meditava intanto la ragazza oggetto dei suoi pensieri, mordicchiando con aria assente un biscotto al cioccolato. Non riusciva davvero a capire quella sensazione quasi spiacevole che quell'uomo le ispirava. "Sembra che in un corpo solo vivano due persone: ha l'aria così distinta, eppure sulla camicia è rimasto l'alone di una macchia e...accidenti! Poteva almeno darsi la pena di nascondere un po' meglio il riporto! E poi si muove come se si trovasse in uno spazio ristretto...è buffissimo! Però la zia potrebbe anche dire qualcosa ai suoi ospiti. Sembra quasi una vecchia statua coperta di polvere con quel gilet e quella gonna grigi; lo scialle giallo sopra ci sta malissimo!" "Domani ci sarà una sfilata di carri allegorici in piazza. Vuole venire a vederli con me, signorina?" Artur l'aveva detto con la convinzione di chi conosce già la risposta alla sua domanda.
"Mi piacerebbe,ma...devo...ehm...studiare musica! Sì, devo proprio studiare! Sarà per un'altra volta." Non aveva un'espressione totalmente convinta, ma sicuramente preferiva di gran lunga lo studio, lei! Lei era libera! Non era schiava di un lavoro tanto da portarsi la ventiquattr'ore dietro, ovunque andasse! con il tempo, la passione e tanto, tanto impegno aveva imparato a suonare diversi strumenti: pianoforte, sassofono, chitarra e flauto traverso e stava cominciando a pensare che avrebbe potuto mantenercisi per tutta la vita con il suo talento.
Ha fatto bene a non andare: quel tipo non mi piace. Se non mi pagasse l'affitto, non credo che lo farei restare qui.
Quella vecchia rugosa mi guarda come si potrebbe guardare un rifiuto, o forse è una smorfia di dolore? La potrei comprendere: con i capelli stretti a crocchia in quel modo non dev'essere facile muovere la faccia! Non si è lasciata scappare neancèe un ciuffo. Al di là di tutto, però, mi tratta bene da quando ho preso la stanza e non credo che la libererò presto della mia presenza.
Devo trovare un modo per farli tornare nelle loro stanze...vediamo...
"Ormai sono le cinque e mezza e devo sistemare. Chi mi aiuta?"
"Ehm...mi dispiace davvero, ma devo ancora finire un lavoro arretrato, forse è meglio che torni in camera."
"Anch'io devo andare, zia: devo farmi un bagno prima di sera. Ci vediamo più tardi."
"Andate pure: faccio da sola." Finalmente!

Giudizio della Commissione: il racconto dimostra una non comune capacità di strutturare la narrazione secondo il punto di vista dei diversi personaggi, riuscendo a descrivere l'ambiente e l'atmosfera in cui essi si muovono. Va inoltre sottolineato l'efficace uso della focalizzazione in assenza di uno sviluppo narrativo tradizionale.